Abrasioni necessarie

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‘Take Me Away’
photo by Sarah Bugeja Kissaun

http://sarah-bk.tumblr.com

L’altra sera spiegavo il calcio ad una bimba di 3 anni. Le ho detto che quelli con la maglia a righe devono buttare la palla dentro la porta di quelli con la maglia bianca, che cercheranno di impedirglielo. E viceversa. Quello vestito di nero è li per far rispettare le regole del gioco. E mentre le dicevo queste cose pensavo all’attrito che si crea in questa situazione calcistica, tra chi cerca di fare qualcosa e chi cerca di impedirlo. E proprio da questo attrito si genera lo spettacolo sportivo, che fa emergere la bravura di chi gioca. Ma questa ultima parte non gliel’ho detta. Me la sono tenuta per me.

Una ragazza che conobbi tempo fa nel contesto del lavoro all’inizio fece un po’ fatica a venire da me. Il problema era il mio studio, che non le piaceva per niente. Lei era un’esteta, sensibile ai luoghi e alla bellezza. E aveva ragione, perché i primi anni lavoravo in un posto davvero un po’ bruttino. Quando poi mi trasferii nello studio nuovo (che lei definì “finalmente bello, luminoso e del mio colore preferito”) disse di aver capito che la sua terapia era finita e ci salutammo cordialmente. Nel momento in cui era finita per lei la fatica di sopportare un ambiente brutto era finita anche la terapia.

Penso che un po’ di abrasione è necessaria nel rapporto fra me e te. Quando si è perfettamente lisci nel contatto delle nostre periferie, chissà, forse il lavoro dello stare insieme potrebbe anche venir meno. Non è una regola generale, nel campo delle relazioni umane non penso che esistano regole generali. Certo che la nostra frequentazione comporta delle abrasioni inevitabili. Quando io sono un po’ troppo distratto creo un’escoriazione nella tua pazienza. Quando tu sei così volubile crei una ferita nella mia fiducia. Siamo inevitabilmente destinati ad ammaccarci a vicenda e spesso ne soffriamo un po’. Eppure pensa, in un angolo della nostra mente riposa ancora il sogno di una vita in perpetua armonia, come forse speravamo da bambini. Quello che in modo caricaturale viene rappresentato dai personaggi delle soap opera, che quotidianamente si affaccendano per costruire la loro vita ideale. Rincorrono l’amore finalmente senza dubbi, la casa finalmente in campagna, il lavoro finalmente con successo. E invece gli autori inventano sempre nuovi inciampi, ritardi, incomprensioni, rivelazioni clamorose che ostacolano e creano il pretesto per continuare. Se tutti raggiungessero la pace dei sensi la soap dovrebbe concludersi.

Allora io la prossima volta proverò a sorridere un po’, quando penserò che mi stai facendo perdere tempo. E tu prova a sorridere un po’, se vedi che io non prendo troppo sul serio i tuoi discorsi. Forse nelle nostre collutazioni tu stai grattando via un po’ della mia rigidità e io sto grattando via un po’ delle tue paure. Anche in questo sentiremo il senso di continuare a vederci.

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