Il deserto dei Tartari

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“The key to solitude”
photo by Julia Starr

http://juliamstarr.tumblr.com

 

Mentre mia figlia si era oramai addormentata, ma ancora si girava e rigirava un po’ nel letto, stavo pensando che i libri non si possono leggere in un momento qualunque della vita. L’ultimo che sono riuscito a finire è “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati. Ho pensato che i miei 40 anni appena compiuti sono proprio l’età ideale per affrontarlo. Quindi è stato un incontro fortunato il nostro. O forse la fortuna non esiste ed è proprio vero che i libri hanno un che di magico, capace di attrarci o respingerci misteriosamente. Le ricerche dicono che i 40 di oggi (anno più anno meno) sono l’età in cui s’inizia a guardare indietro in modo diverso da prima, si fanno i primi bilanci obiettivi e si acquisisce una percezione più nitida della finitezza del proprio tempo. Confesso che ci ho messo un anno per leggerlo e penso che non sia stato solo per problemi di tempo libero. Forse ho voluto intenzionalmente tenere vicino a me quel pensiero, il pensiero del tempo che passa: mi ci sono cullato con uno strano autocompiacimento, come fra le coperte di qualche fredda domenica mattina. Si tratta di un libro un po’ surreale e so che la tentazione più facile è quella di risolverlo tutto nel finale. “Ma alla fine arrivano o non arrivano questi benedetti Tartari?” è l’interrogativo che ti fai quando leggi il libro nel momento sbagliato della tua vita. Se invece sei pronto non te ne importa niente di sapere se i Tartari alla fine arrivano. Sei troppo impegnato a farti altre domande, molto meno oziose. Ti chiedi se stai usando bene il tuo tempo. Ripensi alle situazioni del passato che assomigliano ad occasioni perse. Sei spronato a cercare l’essenza delle cose. Quanto tempo sto trascorrendo con le persone a cui voglio bene, che domani potrebbero non esserci più. Quante energie sto dedicando a ciò  in cui riesco ad essere veramente efficace e utile. Forse ho voluto tenere aperto il libro per un anno, per tenere aperte in me queste domande.

Il protagonista è un ufficiale che viene inviato alla fortezza Bastiani, che all’inizio è vista come un luogo odioso, da cui andarsene il prima possibile. Poi lentamente Giovanni Drogo si lascia sedurre dal suo insospettabile fascino, giorno per giorno, stagione dopo stagione. Il fascino di quella che gli psicologi contemporanei chiamano la “confort zone”. Parliamo di quelle situazioni comode, in cui è facile indugiare anche per lunghi anni, tenendosi alla larga dai punti in cui il torrente della vita scorre più impetuoso, lontano dalle sfide che potrebbero farci davvero crescere e cambiare. Cullandosi nell’idea che c’è ancora tanto tempo e che possiamo aspettare la gloria che verrà. Così il protagonista del libro trascorre la sua vita, con solo qualche momento di consapevolezza della “consunzione del tempo”.  Finché ad un certo punto si è fatto ormai tardi; l’età è passata, l’energie lo hanno abbandonato, il suo corpo è vecchio, malato e stanco. Proprio in quel momento, come una beffa o forse una punizione, i Tartari arrivano per davvero.

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