Come un elmetto può entrare nella tua vita e restarci

image

Elmetto tedesco della Seconda Guerra Mondiale

 

L’idea è arrivata in modo casuale, come sempre. O forse non c’è mai nulla di casuale, direbbe qualche scafato autore di bestsellers sullo sviluppo personale. E così, dal momento che mi sono occupato spesso del tema dei conflitti, una mattina mi è venuto in mente che avrei potuto procurarmi un elmetto vero, magari della Seconda Guerra Mondiale. L’idea era di utilizzarlo come stimolo in uno di questi corsi. Da un po’ di tempo mi sono reso conto che approfondire un argomento accompaganti da un oggetto è meglio che non. Un oggetto stimola decisamente il pensiero; se si lascia libera la fantasia si possono immaginare situazioni, fare collegamenti, produrre idee anche numerose. Fatto stà che decido di aprirmi alla possibilità di avere un elmetto. Mio padre ogni tanto gira per mercatini di antiquariato e roba vecchia: gli dico che, se mai ne trovasse uno in discrete condizioni e a prezzo ragionevole, potrebbe servirmi. Lui si rende disponibile alla ricerca.

Passano alcuni mesi e io quasi me ne dimentico. Ogni tanto, quando ci ripenso, mi dico che forse è meglio così. Ne posso fare anche benissimo a meno. E poi sarebbe impegnativo avere un oggetto simile; chissà di chi era, chissà che scene avrà visto. Poi mica posso metterlo in salotto, a casa mia. I miei figli vorrebbero subito usarlo come giocattolo, e come dargli torto. A quel punto dovrei tenerlo in studio, ma i pazienti come reagirebbero alla vista di un elmetto? Sarebbe una presenza inquietante. Meglio evitare.

Il fatto è che, un lunedi di qualche settimana dopo, mio padre mi dice che l’ha trovato e me lo vuole portare. E adesso? Ora l’oggetto è diventato reale e questo comporta delle conseguenze. Occuperà uno spazio fisico, io e tutti gli altri avremo una reazione al suo cospetto, che non potremo ignorare. Vabbé, per il momento lo metto in garage. Così intanto ci penso. E lì è rimasto per alcune altre settimane.

Poi un ragazzo mi parla di un prodotto che serve per sverniciare. Gli chiedo se avrebbe voglia di ripulire il mio elmetto, che è tedesco ed è stato chiaramente riverniciato in modo grossolano, da chissà chi, di un pessimo color verdone. Insomma nel giro di un altro mese torna al suo nero originario, con un po’ di ruggine e, in evidenza, una saldatura sulla nuca. Un proiettile? Meglio non pensarci.

A questo punto decido di metterlo alla prova. Lo terrò in studio per un certo periodo e vedrò l’effetto che ha. Al massimo, se mi accorgo che dà problemi, lo tolgo subito. All’inizio ero sospettoso, ma nessuno sembrava infastidito dalla sua presenza. Al massimo, in qualcuno suscitava un po’ di curiosità. Poi un giorno ho pensato che non si trattava di un oggetto di offesa, ma solo di difesa. Una protezione per attraversare un luogo molto pericoloso, un modo per cercare di passare indenni lì dove si spara. Queste riflessioni mi hanno rasserenato. Ho pensato che era bello dare a questo oggetto una seconda possibilità, consentirgli di riscattarsi. Lui che e’ nato nel contesto della distruzione e della morte, poter trovare nuova vita e nuova ragion d’essere in un luogo di cura, dove si offre aiuto. Mi piaceva l’idea. Intanto lui cominciava a lavorare per me; in diverse occasioni si prestava a stimolare discussioni sul tema del difendersi, del controllare, del sentirsi minacciati a torto o a ragione. Dell’avere paura, del dove trovare riparo, del come affrontare pericoli veri o presunti. Insomma, si stava calando nella parte di uno che vuole rendersi utile. Poi quel ragazzo che lo aveva sverniciato una sera mi aiuta a chiudere definitivamente il cerchio. E’ chiaro, mi dice. Quell’elmetto rappresenta il tuo lavoro. Si arriva qui con dei brutti pensieri e delle brutte sensazioni. Lavorando ognuno rimane quello che è, non si cancellano le cicatrici, che restano e si vedranno ancora. Ma si può trovare una nuova sensazione di sé.

  2 comments for “Come un elmetto può entrare nella tua vita e restarci

  1. Donata
    27 agosto 2015 alle 10:26

    Grazie dalle profondità

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: