La fossa delle Marianne

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Foto di Kariktan

“Cobalt blue to the raw, pink island of Comiran”

http://ledsetgo.tumblr.com

Gli scienziati sostengono di conoscere meglio la superficie della Luna, rispetto alla profondità degli oceani. Si tratta di luoghi difficilmente raggiungibili, quasi del tutto inesplorati. La fossa delle Marianne è la più profonda depressione oceanica conosciuta al mondo. È localizzata a nord-ovest dell’Oceano Pacifico, ad est delle isole Marianne, tra Giappone, Filippine e Nuova Guinea; là dove la placca del Pacifico s’insinua sotto la placca delle Filippine. Il punto più profondo è a circa 11000 metri sotto il livello del mare.

h. 15.39 Interno giorno. Leggi ad alta voce, ti dico. Dai, prova. Ascolta il suono delle parole pronunciate, che fende l’aria e occupa una consistenza fisica. Come un taglio netto di macete o una montagna di cianfrusaglie. Senti l’eleganza di un capo sartoriale, l’urgenza di esserci a tutti i costi, l’emozione che chiude tutto, la maturità di centellinare. Questa è una semplice parola, ma tu hai paura di pronunciarla, l’ho capito. Hai paura che nel proferire quei suoni possa magicamente muoversi qualche ingranaggio, nel meccanismo misterioso di cui facciamo parte. Come una formula magica la parola “tradimento” ti gela il sangue. Come lo dobbiamo chiamare? Bho, dimmelo tu. Quando succede dopo ti senti male, di solito. E non sai, perché, ogni tanto succede. Avevi pensato che cambiare aria sarebbe stata la soluzione, ma non ha funzionato. Ora non sarebbe nemmeno più possibile. Cerchi spiegazioni razionali, continui a ripetere che tuo marito è stata proprio una scelta sbagliata. Tentativi di dare una spiegazione alle cose. Ma c’è qualcosa che non riesci a spiegare. Se provi a identificare un dettaglio diresti la voce dell’altro. Un richiamo per te, come il canto delle sirene. E ti disarma. Ti fa misteriosamente smettere di pensare e risveglia un desiderio indecifrabile: il bisogno di arrendersi incondizionatamente. Forse conosciamo meglio la superficie della Luna del nostro bisogno di arrenderci incondizionatamente.

– Ripenso a quando ti ascoltavo per ore, ranicchiato su una sedia. E tu dovevi avere tanti arretrati, perché non finivi mai. Come nella vecchia sigla di quel cantastorie, che nel suo cuore ne aveva mille da narrar. Ma non eri mai noiosa, eravamo fatti l’uno per l’altra, dicevi sempre. Ogni tanto guardavo fuori dalla finestra, si vedeva uno spicchio del nostro quartiere, fino alla torre. Quando nevicava era bellissimo –

h. 22.46 Interno notte. Quando mi racconti sai che ti ascolto sempre attentamente, non mi stai annoiando. Una volta ti ritrovasti a salire una lunga scalinata. Era una giornata di giugno, faceva già piuttosto caldo. Al termine della salita, raggiunta l’aula, indugiasti alcuni istanti prima di entrare, incantata davanti a una scritta insignificante. Era un vecchio edificio, in una vecchia zona della città. Anche il professore era vecchio, anche se ancora molto brillante. Quante generazioni di studenti erano passate da lì. Forse ti eri suggestionata del caldo e della fatica. Non sai. Con la mente un po’ annebbiata ti sembrò di sentire, sorprendendoti, il peso di tutta la vita trascorsa in quel luogo: i corpi, gli odori, i materiali, che erano nuovi e ora segnano il tempo trascorso. Il passo di chi aveva calpestato quei corridoi, negli anni. Scie di dopobarba e di caffé al mattino, lo scoppio forte delle risate, il battito di un cuore che spera d’incontrare uno sguardo, stoffe eleganti stirate per l’occasione, il trucco colato di un pianto ignoto. E poi altro ancora. Il tuo respiro contemplava quel tutto in una volta. In un attimo arrivò lampante la sensazione di dover spingere forte per prendere aria. Come in fondo ad un oceano, con chilometri d’acqua e di vita sopra la testa, il tuo respiro contrastava la pressione molto intensa.

Non sei strana, non ti giustificare sempre.

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