Teniamo a bada il rettile

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Immagine di proprietà di National Geographic

Qualche tempo fa un caro amico, che da anni si occupa professionalmente di discipline orientali, mi disse la sua opinione sulle arti marziali che prevedono gare e competizioni fra atleti. Spiegava che in quelle occasioni agonistiche non è tanto la bravura tecnica in una disciplina che viene a confrontarsi, bensì il livello di aggressività che i competitors sono in grado di esprimere. In parole povere non è il più bravo che vince, ma solo il più arrabbiato. Allenarsi ed educarsi costantemente a certe pratiche, aggiungeva per farmi capire meglio, è come mettere un cane  alla catena e aizzarlo quotidianamente con qualcosa che lo irriti. Quel cane, nel giro di poco tempo, imparerà ad essere aggressivo e questo diventerà il suo “modo privilegiato” di relazionarsi con le persone e con il mondo.

Il nostro sistema nervoso è fatto di tante cellule che assomigliano a lampadine, in grado di accendersi in una particolare sequenza, quando svolgiamo una qualunque delle nostre azioni. Più volte quella sequenza si accende e più facilmente noi ci abitueremo ad attivarla. Quando facciamo qualcosa di nuovo, come per esempio imparare a suonare uno strumento, è come se camminassimo su un prato verde. Svolgendo determinate azioni tante volte, attivando ripetutamente gli stessi “percorsi di neuroni”, dove prima c’era un prato ora si riconosce un sentiero. Proseguendo con costanza, nel giro di un po’ di tempo, si potrebbe creare addirittura una strada.

Esiste un’area molto antica del nostro sistema nervoso centrale, che si sarebbe evoluta più di 500 milioni di anni fa e che i neuroscienziati chiamano “cervello rettiliano”. Dati sperimentali mostrano che quest’area è strettamente legata ai bisogni di base ed è sensibile alle emozioni che hanno a che fare con l’autoconservazione e la sopravvivenza (come la paura che provo quando mi sento minacciato, l’odio e la rabbia per chi attenta alla mia incolumità fisica). Da tempo sappiamo che ognuno di noi, in condizioni di stress, spegne la parte più evoluta del proprio cervello (quella che ci permette di essere creativi, di ragionare, di non cedere all’impulsività, di svolgere azioni complesse) e accende il cervello rettile. Quindi, tutte le volte che abbiamo paura, che ci sentiamo minacciati, che proviamo rabbia o odio verso qualcuno o qualcosa (a torto o a ragione poco importa), che temiamo per la nostra incolumità o quella dei nostri cari, siamo fortemente portati a smettere di ragionare, organizzare, ponderare e riflettere. Entriamo in una modalità semplificata di funzionamento, in cui le scelte si riducono drasticamente. Attacco, fuga o paralisi. Con me o contro di me. Mors tua vita mea. Scompaiono le sfumature di grigio e il mondo diventa bianco o nero. E, proprio come il cane tutti i giorni alla catena, più noi camminiamo su quel sentiero, più nitido e profondo diventa il solco delle nostre sensazioni, dei nostri comportamenti e delle nostre reazioni.

Viviamo in un’epoca in cui è più che mai forte il richiamo all’uso del cervello rettile. Crisi economica, precarietà, incertezza del futuro, disoccupazione crescente, nuove avanguardie del terrorismo, discredito della classe politica; non sono il terreno fertile per paura, rabbia, senso di minaccia e odio? Solo per citare alcuni degli ingredienti che alimentano il clima in cui siamo immersi. La storia ci insegna che i grandi drammi del passato sono nati in momenti come questo, dove tante coscienze disorientate e senza speranza si sono momentaneamente spente per lasciare spazio alle soluzioni semplici e definitive. Distruggere, eliminare, pulire, purificare.

Tenere la luce della coscienza accesa è più che mai difficile ed importante in momenti come questo. Teniamo a bada il rettile.

  1 comment for “Teniamo a bada il rettile

  1. 10 gennaio 2015 alle 21:51

    Magistrale.

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