Sul matrimonio

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Ho avuto alcuni bravi insegnanti nel mio lavoro. Mi reputo fortunato. Anche se alcuni di questi sono persone piuttosto impegnative da averci a che fare. Ma non è di questo che voglio parlarvi. Mi piace citarli perché ognuno di loro aveva una sua idea sul matrimonio.

Alla dottoressa, amava farsi chiamare semplicemente così, piacevano molto le espressioni ad effetto e godeva nell’esprimere una certa vena cinica. Lei diceva che il matrimonio è “un’illusione a orologeria”. Allora, io ero un ragazzino di 25 anni, non mi faceva per niente piacere sentire questi discorsi. Erano delle bordate sul mio già traballante ottimismo, che seminavano nell’animo abbondanti manciate di livida inquietudine esistenziale. Ma poi crescendo e ascoltando le storie di tante persone, enorme privilegio che il mio mestiere consente, credo di aver capito il senso di quell’espressione.

Giuseppe è stato per me un maestro molto paterno. Affettuoso e autorevole, mi ha seguito e formato proprio nel periodo che coincideva con il mio di matrimonio. Lui mi cambiò radicamente la prospettiva, proprio pochi giorni prima della fatidica data. Quando lo andai a trovare mi disse che il matrimonio non è affatto un gesto razionale e che non ha per niente a che fare con il “mettere la testa a posto”. Casomai è il contrario, diceva. Scommettere di stare con la stessa persona per tutta la vita è la più ambiziosa, spericolata e irrazionale iniziativa che uno possa sognarsi di avere.

E io cosa penso del matrimonio? Ne parlavamo stasera, a casa di una coppia di amici. Come tutti i riti penso che abbia il potere di cambiare qualcosa di profondo nella coscienza di chi lo vive. Quello che cambia potrebbe essere la sensazione di avere rafforzato il legame con la persona che si è scelta. E l’effetto che ciò produce è la maggiore forza e autenticità con cui ognuno si esprime nella coppia. Ognuno di noi è fatto a strati. In quelli superficiali ci sono le parti del nostro carattere che mostriamo più spesso e più facilmente agli altri. In quelli profondi c’è la nostra identità più autentica, con i suoi lati teneri e delicati, ma anche con le spine più acuminate. Nel matrimonio, che è il gioco di sbucciare la cipolla dell’altro, l’ufficialità del rito di questa promessa davanti a Dio e/o ad amici e parenti tutti, produce un’accelerazione notevole in questo scoprire via via gli aspetti più intimi e sotterranei dell’altro. Non è un caso che certe coppie di lunga data, che dicono “ma si sposiamoci che tanto siamo insieme da  una vita e per noi non cambierà niente”, vadano misteriosamente in crisi e a volte si separino un po’ di tempo dopo le nozze. E allora buon gioco della cipolla a chi vorrà cimentarsi.

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